Smascheriamo improvvisazioni e falsità sugli allevamenti (per migliorare seriamente).
- Dott. Marchesi

- 31 mar 2021
- Tempo di lettura: 3 min

L'agraria gestisce sistemi molto complessi, forse tra i più complessi in assoluto poiché fonde, in maniera raramente riscontrabile tra altre discipline, sistemi diversi ed opposti. L'azienda agricola opera infatti nel campo dei sistemi naturali e delle sue risorse (suolo, aria, acqua, biodiversità), le quali, hanno tutte le caratteristiche di variabilità proprie della biologia: sono dinamiche, sito-specifiche, differenziate e comprendono variabili numerosissime, in relazione tra loro.
Dall'altra parte il sistema antropico: l'azienda inserita in un contesto socio-economico, la tecnologia, i bilanci, il rapporto con la società e le sue necessità.
Si raggiungono, così, livelli di complessità difficilmente riscontrabili in altri ambiti di pensiero e azione, proprio a causa delle molteplici interconnessioni e della incontrollabilità di molti dei fenomeni che influenzano la vita dell'azienda agricola e dei sistemi agroecologici in generale.
La cosiddetta "informazione" moderna vive di immagini e slogan, è affamata di consensi e di intriganti narrative. Rifugge dal noioso approfondimento di argomenti complessi.
In questo contesto la fotografia dell'agricoltura narrata contrappone un'immaginifica ruralità bucolica in armonia con ogni elemento terrestre e la tecno-satanica industria della carne e del latte, responsabile di qualsivoglia malefatta ambientale.
Pochissimo rispetto per la complessità di cui sopra, pochissimo rispetto o addirittura poca consapevolezza circa il fatto che l'agraria sia una scienza i cui risultati, per ora, consentono di sfamare miliardi di esseri umani sul pianeta. Infine, tristemente, pochissimo rispetto per il lavoro e il sudore degli allevatori e delle loro famiglie, per tutti quelli che onestamente cercano di produrre il massimo della qualità e si sforzano di migliorare, seguendo ricerca e professionisti del settore, sia la gestione della stalla e il benessere degli animali, che gli aspetti ambientali della loro attività (questo è il futuro, non la repressione).
Nell'articolo che si condivide, l'Accademia dei Georgofili, che raccoglie i più illustri accademici agrari italiani e stranieri, segnala allarmata il propagarsi di informazioni "che non poggiano su rigorose basi scientifiche e che diffondono dati molto lontani dal vero" rispetto alla zootecnia e al suo reale impatto ambientale. Finalmente una voce autorevole si alza a difesa della scienza agraria, per smascherare improvvisazioni e falsità sugli allevamenti in termini di incidenza sulle emissioni climalteranti globali prodotte dall'attività umana.
Si segnala un interessante passaggio di fondamentale importanza concettuale, al di là dei dati che parlano da soli:
"Un aspetto non secondario riguarda l’origine del carbonio del metano emesso dalle fermentazioni ruminali (che costituisce il 50% delle emissioni della zootecnia), che è biogena cioè derivante da quello fissato dalle piante con la fotosintesi e ingerito dagli animali con foraggi e concentrati e risiede in atmosfera con una emivita di circa 11,5 anni, per essere poi riassorbito dalle piante in un ciclo biologico, rispetto all’origine fossile del carbonio emesso dai combustibili, che si accumula nell’atmosfera per centinaia di anni provocandone il riscaldamento."
In sostanza carbonio atmosferico - fotosintesi - colture agricole (foraggi) - rumine - atmosfera e si ricomincia. Gli elementi non si disperdono, si tratta del ciclo naturale del carbonio e non di "nuove produzioni" di CO2. E' ben diverso dal liberare carbonio fossile millenario dal sottosuolo e rilasciarlo nuovamente in atmosfera dopo tempi geologici dalla sua fissazione, come si fa in tutte le attività umane basate sull'energia fossile.
Ancora una volta si ribadisce come sia necessario valutare gli impatti lungo tutto il ciclo di produzione di un prodotto e non per scompartimenti stagni e ricordarsi che "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" (Antoine-Laurent de Lavoisier).
Ci si auspica infine una maggiore presenza della scienza e degli intellettuali nell'informazione scientifica ed ambientale per evitare che il diffondersi di notizie semplicemente errate su questi temi, dapprima in maniera insignificante e innocua, possa poi radicarsi nell'opinione pubblica e avere conseguenze inaspettate e, purtroppo, serie sulle realtà produttive coinvolte.



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